Attenzione: è un mio problema?!
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I ragazzi spesso vengono frettolosamente etichettati come vivaci, distratti o turbolenti quando in realtà la problematica potrebbe ricadere nelle nostre modalità comunicative e di gestione degli allenamenti |
Il miglior modo per lavorare coi ragazzi è lavorare prima su noi stessi.
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- A volte semplicemente ci dimentichiamo di avere di fronte dei bambini e ci creiamo delle aspettative irrealistiche. E così, adottiamo per esempio un gergo da adulti, facciamo metafore o usiamo termini astratti che risultano incomprensibili per la loro giovane età. Non sono loro a non capire, siamo noi a non essere chiari. È molto diverso, perché dipende da noi, non da loro. I loro limiti sono fisiologici e neurologici (il bambino raggiunge un pensiero simile a quello da adulto, ipotetico-deduttivo secondo Piaget, solo verso gli 11-12 anni).
- A volte siamo prolissi e logorroici dimenticandoci che l’attenzione dei giovani decade molto più in fretta della nostra per cui dopo qualche minuto la loro testa è già altrove.
- A volte creiamo delle esercitazioni che metterebbero alla prova anche i calciatori più evoluti e motivati: noiose, ripetitive, percorsi sempre uguali, attrezzi posizionati sempre allo stesso modo … Sfido chiunque a rimanere concentrato ed attento se non viene adeguatamente stimolato attraverso proposte e strumenti accattivanti e motivanti!